mercoledì 5 settembre 2007

Gomorra - Roberto Saviano

Seppur scritto in modo semplice e scorrevole, gli argomenti trattati dallo scrittore napoletano sono incisivi e pesanti come macigni, e fanno presto a fare breccia nelle meningi di chi, come me, era totalmente all’oscuro di quello che fosse il sistema imprenditoriale camorrista se non per le poche notizie di cronaca che ogni tanto compaiono sui giornali. Dalle stragi del 92’ i riflettori mediatici nazionali e l’attenzione dei cittadini sono state focalizzate principalmente su cosa nostra e paradossalmente ciò ha consentito lo sviluppo e l’affermazione del sistema camorrista a più livelli. Nel libro viene messo in luce come il sistema dell’imprenditoria tessile fiancheggi la camorra, Napoli risulta essere la città dagli affari sporchi, supermercato della droga, infine discarica di mezza Europa. Le problematiche sociali che fanno da substrato al sistema camorrista sono per lo più comuni a quelle della mafia, ma l’apice della cupola espresso nella figura del boss, risulta differente tra i due sistemi. Sè il boss di cosa nostra vive quartiatu comunicando attraverso pizzìni, il camorrista gode di una villa in stile Scarface con tanto di servizio di bodyguard, fiancheggiatori, guardaspalle, baby-affiliati. I clan che si sotituiscono alle banche offrendo prestiti e mutui a tassi di interesse migliori rispetto a queste, i clan che offrono lavoro all’estero ai neo-laureati e che riciclano denaro aprendo ristoranti e pub ad Aberdeen… c’è veramente di tutto in questo libro che a mio avviso andrebbe copiosamente consumato.


martedì 31 luglio 2007

La scomparsa dei fatti - Marco Travaglio


Da Tangentopoli a Calciopoli attraverso le contraddizioni, i conflitti di interessi e le bufale raccontate da uno dei pochi giornalisti (ammesso che ne esistano ancora) che si limitano semplicemente a svolgere il loro lavoro, a raccontare fatti, in base a documenti e ad atti processuali. Particolare attenzione va rivolta a mio avviso al giornalismo mediatico che risulta di gran lunga il migliore strumento di influenza sulla popolazione e dovrebbe quindi essere il più trasparente possibile e non uno staff di leccapiedi del governo di turno.

Su www.lascomparsadeifatti.com è possibile leggere degli estratti, scambiare opinioni…

“..le nostre vite finiscono quando taciamo di fronte alle cose davvero importanti.”

Martin Luther King

giovedì 26 luglio 2007

La masseria delle allodole - Antonia Arslan

Un argomento poco trattato o comunque poco conosciuto. Il genocidio della popolazione Armena è al centro del romanzo, in particolare il 1915 risulta l'anno in cui i Turchi, alleati dei Tedeschi, attuano il terribile piano di eliminazione delle minoranze etniche. Romanzo conosciuto anche per la trasposizione cinematografica dei fratelli Taviani che comunque non rende minimamente l'immagine della cruda e indicibile operazione di sterminio di uomini, bambini : Shushanig assiste inerme al massacro di suo marito Sempad , dei figli maschi e degli altri parenti già rifugiatisi proprio alla masseria delle allodole per deliziarsi di una spensierata serata; luogo idilliaco e sito di grandi festeggiamenti che si trasforma in sepolcro . Da lì inizierà il calvario delle donne sopravvissute, prigionerie e soggette a qualsiasi sopruso, e grazie alle quali oggi siamo a conoscenza del genocidio. Romanzo molto scorrevole, di indubbio interesse storico-culturale.

domenica 15 luglio 2007

Salvare il mondo senza essere superman - Roberto Rizzo


Un pamphlet che raccoglie piccoli gesti di ecologia quotidiana finalizzati al miglioramento della qualità della vita e al rispetto del pianeta, attraverso consigli, suggerimenti e siti informativi su come risparmiare energia e denaro. Tali informazioni metto il luce come sia più naturale e più semplice seguire piccole norme di condotta per ottenere un notevole risparmio economico a lungo termine e sopratutto per limitare l'impatto ambientale. Un libro davvero illuminante, economico, da consultare.

martedì 10 luglio 2007

La conquista della speranza - Che Guevara, Raul Castro



Dai diari di Ernesto Che Guevara e Raul Castro Ruz la descrizione dei primi tre mesi di guerriglia del movimento 26 Luglio, dalla spedizione a bordo del Granma dalle coste del Messico, allo sbarco a Cuba per capovolgere il regime golpista di Fulgencio Batista (appoggiato dagli Stati Uniti). Risulta dai diari, il racconto delle vicende vissute dal piccolo gruppo di rivoluzionari mettendo quindi in luce aspetti dell’uomo, del leader, del guerrigliero. Un libro storicamente interessante, privo di retorica, coinvolgente fino al punto da farti sentire parte di quel gruppo; essendo un diario a tratti è monotono come per esempio nella descrizione dei pasti o delle giornate trascorse alla disperata ricerca di cibo. C’è spazio per episodi che per lo più evidenziano il carisma e il tatticismo di Fidel, a mio avviso assoluto protagonista della campagna della Sierra Maestra.

martedì 3 luglio 2007

L'attentatrice - Yasmina Khadra

Yasmina Khadra è lo pseudonimo di Mohammed Moulessehoul, nato nel Sahara Algerino nel 1955.

Egli narra la storia commovente di un medico, Amin Jaafari, cittadino israeliano di origine araba che lavora come chirurgo in un ospedale di Tel Aviv. Amin è un uomo all’apparenza felice. Ma nel momento in cui, in seguito ad un attentato, scopre che sua moglie è l’attentarice responsabile di morti e feriti, il mondo circostante si sgretola.

[…Pensiamo di sapere. Allora abbassiamo la guardia e facciamo come se tutto andasse per il meglio. Con il tempo finiamo per non prestare più attenzione alle cose come si dovrebbe. Siamo fiduciosi. Cosa possiamo volere di più? La vita ci sorride e anche la sorte. Amiamo e siamo amati. Possiamo realizzare i nostro sogni. Tutto va bene, tutto ci arride… Poi, inaspettatamente, il cielo ci cade sulla testa. Una volta a terra ci accorgiamo che la vita, tutta la vita – con i suoi alti e bassi, le sue fatiche e le sue gioie, le sue promesse e i suoi fallimenti – è attaccata ad un filo inconsistente ed impercettibile, simile a quello di una ragnatela. D’un tratto il minimo rumore ci spaventa e non abbiamo più voglia di credere in nulla. Vogliamo solo serrare gli occhi e non pensare più a niente.]

Amin è l’individuo in cui ci identifichiamo e tramite il quale possiamo entrare nel mondo islamico per comprenderlo a fondo fino al punto da esser tentati di lasciarci convincere dall’autore ad rispecchiarci in questo sereno e appagato dottor Amin Jaafari, se non venisse ogni tanto da chiedersi fino a che punto ci piaccia davvero questo suo estraniarsi dalla realtà politica e confondere la mescolanza con l’annullamento di sé.

[…”Come morire dopo aver vissuto disperato, cieco e nudo?” chiede il comandante dei miliziani. “Ci sono due estremi nella follia degli uomini. L’istante in cui si prende coscienza della propria impotenza e quello in cui si prende coscienza della vulnerabilità degli altri. Si tratta di accettare la propria follia o di subirla”..].

Se il lettore non trova difficoltà a schierarsi contro questo modo di vedere le cose, comunque non può ignorare il peso e il valore profondo che questi individui attribuiscono alla loro causa.
Un sorprendente finale di romanzo ci lascia con un ulteriore interrogativo, spunto di riflessione.

lunedì 2 luglio 2007

Il cacciatore di aquiloni - Khaled Hosseini



Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo epico afgano, uno straordinario caso letterario pubblicato in 12 paesi. La tragedia dell’Afghanistan si materializza in un sottofondo di voci stridenti e feroci apparizioni, mentre sulla scena si dispiega il mondo interiore di Amir e degli altri personaggi che incontra in un mondo che si deteriora negli anni, l’Afghanistan travolto dall’incedere degli eventi, dai Sovietici prima e dai Talebani in un secondo tempo. Il romanzo è un viaggio introspettivo, tramite gli occhi di Amir, che scava nella storia di questo paese sconosciuto ai più se non per i notiziari di guerra. E’ un libro motlo scorrevole, terribile e toccante. Vivamente consigliato. Curiosità: Dreamworks, la casa di produzione di Steven Spielberg, ha acquistato i diritti per trarne un film.


On the road - Jack Kerouac

On the road è il romanzo certamente più conosciuto e che ha portato al successo lo scrittore, il quale personalmente ho apprezzato molto non tanto per lo stile adottato nella composizione (all’inizio della lettura lo stavo per accantonare) ma per il susseguirsi di immagini, macchiette ed episodi realmente vissuti dall’autore che in qualche misura mi hanno affascinato e tutt’ora coinvolgono tantissimi individui legati alla “beat generation”. Quest’ultima definita anche gioventù bruciata (titolo celebre del film con James Dean nei panni del giovane beat) appariva come non conforme alla manipolata cultura universitaria, in antitesi rispetto ai valori e allo stile di vita borghese e che rifiutava e respingeva i sistemi morali e sociali precostituiti, che nel periodo immediatamente successivo alla II guerra mondiale risultavano essere l’unico strumento di controllo e l’unico sistema proposto alla società americana. In realtà l’atteggiamento e lo stile di vita di questi giovani è stato facilmente etichettato e ancor oggi viene ridicolizzato con la presunzione di relegare un certo modo di vivere ad un cliché. I giovani beat hanno scelto di girare in macchina, facendo l’autostop, vivendo alla giornata e con poco, dedicandosi alla ricerca di un identità perduta con la distruzione totale apportata dalla guerra in tutti gli ambiti, vivendo le propria sessualità svincolati da qualsiasi obbligo morale (uno dei personaggi, Dean Moriarty, ne è proprio l’emblema), fumando erba, ascoltando jazz. L’aspetto che accomuna i ragazzi del romanzo e della beat generation e che è particolarmente degno di nota, riguarda la musica. Improvvisamente infatti la musica comincia ad emergere dal basso, i locali cenciosi si riempiono e tanti giovani di talento passano ore ed ore a suonare,improvvisare e creare…. Charlie Parker, Monk, Gillespie, Davis sono alcuni nomi noti ai più; I protagonisti del romanzo Dean e Sal passano le nottate a ballare il ritmato bebop, che per la sua musicalità apriva il suo suono incalzante a qualsiasi movimento o ballo (anche questo è anticonformismo!); girare continuamente per locali senza un soldo in tasca eccetto gli spiccioli per la birra, fino all’alba, riprendere le giornate spostandosi in un'altra città alla ricerca di nuove avventure, nuove conoscenze e personaggi flashanti. Insomma queste sono le battute che scandiscono il viaggio, la ricerca di un’identità che ci porta a conoscere un nuovo modo di vedere le cose, un nuovo valore morale…

Il cammino del cuore - Fernando Sanchez Dragò

L’autore è al suo primo romanzo pubblicato in Italia, ed è molto vicino a quella che è definita la letteratura odeporica composteliana, che annovera scritti concernenti il tema del viaggio e del pellegrinaggio; narra infatti attraverso un diario le esperienze e gli spostamenti di un certo Dionisio a partire dalla Turchia fino ad arrivare al cuore dell’Asia, l’India, la dove la storia dell’uomo si perde nei secoli, lì dove si trova la culla del genere umano. Il romanzo vede anche la stesura dei pensieri della moglie Cristina che lo aspetta a casa in Spagna, in dolce attesa. Se l’argomento è dei più affascinanti (per certi aspetti il romanzo è molto simile a quel che ho letto di Coelho) e lo stile permette una lettura scorrevole, devo sinceramente mostrare il mio disappunto per qualche forzatura di troppo, nell’intento di mantenere probabilmente da parte dello scrittore una linea trascendentale alle peripezie di Dionisio (già il nome stesso mi sembra eccessivamente pregno di riferimenti). Andando nello specifico, il lettore si trova di fronte ad una inesauribile fonte di riflessione spirituale identificata con l’incontro di diversi personaggi lungo il cammino che comunque riesce ad incantare fino ad un certo punto. Il commerciante sufi, il motociclista di Delhi, il barone siciliano (?) sono alcuni di tali personaggi ma particolare menzione va rivolta secondo me al Pandit di Bombay. Questo viene descritto come un individuo profetico se non come un pozzo di scienza sebbene in realtà sia un trafficante d’oro e uno spacciatore di grosse partite di hashish (fa discorsi sulla distinzione tra il nero nepalese rispetto a quello indiano…altro che puzzone!). Personalmente non ho gradito il raffronto espresso a pagina 64 del romanzo, tra il porto di Palermo (che l’autore sia stato a Palermo?) e la miseria indiana, riguardante un tentativo di giustificare la povertà lampante agli occhi del turista o del viaggiatore che giunge per la prima volta in India.
Riporto testuali parole:
[…Perchè o di che si spaventano gli europei? Dicono della miseria, ma questa non presenta in India picchi più alti che in altre parti, e solo gli sciocchi dal cuore di selce possono preferire le catapecchie del porto di Palermo o la via dei bordelli di Amburgo…]
Romanzo consigliato agli amanti del genere.