L’autore è al suo primo romanzo pubblicato in Italia, ed è molto vicino a quella che è definita la letteratura odeporica composteliana, che annovera scritti concernenti il tema del viaggio e del pellegrinaggio; narra infatti attraverso un diario le esperienze e gli spostamenti di un certo Dionisio a partire dalla Turchia fino ad arrivare al cuore dell’Asia, l’India, la dove la storia dell’uomo si perde nei secoli, lì dove si trova la culla del genere umano. Il romanzo vede anche la stesura dei pensieri della moglie Cristina che lo aspetta a casa in Spagna, in dolce attesa. Se l’argomento è dei più affascinanti (per certi aspetti il romanzo è molto simile a quel che ho letto di Coelho) e lo stile permette una lettura scorrevole, devo sinceramente mostrare il mio disappunto per qualche forzatura di troppo, nell’intento di mantenere probabilmente da parte dello scrittore una linea trascendentale alle peripezie di Dionisio (già il nome stesso mi sembra eccessivamente pregno di riferimenti). Andando nello specifico, il lettore si trova di fronte ad una inesauribile fonte di riflessione spirituale identificata con l’incontro di diversi personaggi lungo il cammino che comunque riesce ad incantare fino ad un certo punto. Il commerciante sufi, il motociclista di Delhi, il barone siciliano (?) sono alcuni di tali personaggi ma particolare menzione va rivolta secondo me al Pandit di Bombay. Questo viene descritto come un individuo profetico se non come un pozzo di scienza sebbene in realtà sia un trafficante d’oro e uno spacciatore di grosse partite di hashish (fa discorsi sulla distinzione tra il nero nepalese rispetto a quello indiano…altro che puzzone!). Personalmente non ho gradito il raffronto espresso a pagina 64 del romanzo, tra il porto di Palermo (che l’autore sia stato a Palermo?) e la miseria indiana, riguardante un tentativo di giustificare la povertà lampante agli occhi del turista o del viaggiatore che giunge per la prima volta in India.
Riporto testuali parole:
[…Perchè o di che si spaventano gli europei? Dicono della miseria, ma questa non presenta in India picchi più alti che in altre parti, e solo gli sciocchi dal cuore di selce possono preferire le catapecchie del porto di Palermo o la via dei bordelli di Amburgo…]
Romanzo consigliato agli amanti del genere.
[…Perchè o di che si spaventano gli europei? Dicono della miseria, ma questa non presenta in India picchi più alti che in altre parti, e solo gli sciocchi dal cuore di selce possono preferire le catapecchie del porto di Palermo o la via dei bordelli di Amburgo…]
Romanzo consigliato agli amanti del genere.
Nessun commento:
Posta un commento